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Transiberiana un viaggio inatteso

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Avevo sognato questo viaggio da sempre, salire sul treno che per qualche giorno sarebbe stata la mia casa, il mio nuovo mondo in movimento.  Arrivato alla stazione di Mosca, osservi questo immenso verme di ferro, fermo sui binari che ti aspetta, immobile apre le sue porte e ti consente per un breve periodo di viverlo, di essere dentro di lui,  di creare una comunità in viaggio. Salgo i primi scalini di ferro della mia carrozza e le persone che già avevano iniziato il loro viaggio ti osservano con diffidenza ed io da buon ospite cerco di rapportarmi a loro con grande rispetto, aspettano che trovi il tuo letto e sistemi le tue cose nel piccolo spazio concesso, mi devo abituare a condividere  tutto: dal tavolino, al passaggio per salire sopra il letto, all'unico bagno accessibile sulla carrozza.  Prima  della partenza non ho parlato con nessuno, faccio parte di un gruppo di viaggiatori ma nessuno ancora ci aveva presentato, arriva l'ora dell'atteso fisch...

Distilleria di Bialystok

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Avevamo scelto di fare un viaggio a tappe partendo da Praga  per arrivare a Vilnius, avevamo fatto solo due biglietti Roma- Praga e Vilnius- Roma, tutto quello avremmo trovato all'interno era scelto solamente dal caso e dall'istinto.  Prendiamo piccoli treni regionali fermandoci in varie tappe e in piccoli paesi, avevamo sempre difficoltà nel trovare ostelli in quanto i piccoli paesi polacchi non erano attrezzati per il turismo, purtroppo non mi ricordo il nome del paesino polacco che abbiamo scelto per passare la notte, dopo aver lasciato la Repubblica Ceca, ma ricordo benissimo l'ostello che ci ospitò, era su due piani e all'ingresso ci attendeva un signorina che a malapena parlava due parole d'inglese. La porta d'ingresso sembrava normale, ma salendo le scale a chiocciole i spazi diminuivano di centimetri in centimetri, arrivati nelle stanze il panorama al nostro cospetto era surreale, i soffitti non erano più alti di due metri,  nelle due stanzette ...

Il viaggio non inizia con la partenza...

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I l viaggio non inizia nel momento in cui prendi un aereo, un treno o ti metti la borsa sopra le spalle. Il viaggio inizia quando i pensieri della tua quotidianità riescono a sciogliersi e il tempo riesce a dilatarsi fino a farti trovare il tuo vero spazio. Quasi tutti i giorni corriamo: per lavoro, per impegni, per mangiare, per pagare, per essere puntuali o per raggiungere obiettivi, il viaggio non ti chiede nulla di questo, è come rinascere sostituendo le rincorse giornaliere con altre emozioni: la curiosità, l'empatia, l'ispirazione, l'euforia, la serenità e la risata. Purtroppo queste emozioni non sono automatiche e ci vuole tempo per nascondere o racchiudere in un cassetto tutto il tuo trascorso, ma dopo qualche ora oppure come è capitato a me ad Istanbul dopo parecchie ore, ti accorgi che non servono tutte quelle corse, e mentre scendi delle scale della città vecchia, non riesci a trattenere una risata liberatoria, un senso di libertà unico che pervade il tuo c...

Sempre

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Esisterà sempre un posto che adori, che ti rimane nel cuore e che non vedi l'ora di  tornare lì.

Timisoara... proviamo tutto

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E' giusto provare tutto! Ma quella sera, a Timisoara, la zuppa d'aglio, verdure e carne macinata non era il mio piatto forte. 

Egitto in acqua

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Questa volta si scende sott'acqua, dopo tanta paura e un corso di preparazione, direzione Hurghada, una crociera di sette giorni alla ricerca di reef bellissimi e pieni di vita. Immergersi è come scoprire un mondo nuovo, sei uno spettatore di vite in continuo mutamento, i pesci e le creature marine si avvicinano curiose, è come osservare milioni di fotografie sempre differenti. Non è il nostro mondo e dobbiamo affacciarsi sempre con molta cautela, ti fermi immobile incuriosito ad osservare dove andrà quel pesce o come gli anemoni danzano a suon di corrente.  Non possiamo condividere troppo tempo con la popolazione marina, abbiamo sempre un tempo da rispettare, abbiamo una scadenza sopra la schiena che ti ricorda che è ora di tornare sulla terra ferma.

Bruxelles... un campo e un pallone

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Bruxelles. Un campo e un pallone. Avevano lasciato un campo aperto sotto l'Atomium, due ragazzini belgi senza dire una parola, calciano il pallone verso di me. Io prendo la palla e la  poggio sul dischetto del rigore, il ragazzo di circa dodici anni corre verso la porta, non mi ricordo quante volte abbiamo calciato quella palla ma ero completamente distrutto, abbiamo giocato per mezza giornata senza mai parlare. Avevamo in comune una passione che ci univa, io applaudivo per una sua parata e lui sorrideva ogni volta che prendeva goal.  Eravamo quasi obbligati a giocare bene, per uno spettatore così importante come Atomium.