I l viaggio non inizia nel momento in cui prendi un aereo, un treno o ti metti la borsa sopra le spalle. Il viaggio inizia quando i pensieri della tua quotidianità riescono a sciogliersi e il tempo riesce a dilatarsi fino a farti trovare il tuo vero spazio. Quasi tutti i giorni corriamo: per lavoro, per impegni, per mangiare, per pagare, per essere puntuali o per raggiungere obiettivi, il viaggio non ti chiede nulla di questo, è come rinascere sostituendo le rincorse giornaliere con altre emozioni: la curiosità, l'empatia, l'ispirazione, l'euforia, la serenità e la risata. Purtroppo queste emozioni non sono automatiche e ci vuole tempo per nascondere o racchiudere in un cassetto tutto il tuo trascorso, ma dopo qualche ora oppure come è capitato a me ad Istanbul dopo parecchie ore, ti accorgi che non servono tutte quelle corse, e mentre scendi delle scale della città vecchia, non riesci a trattenere una risata liberatoria, un senso di libertà unico che pervade il tuo c...
Bruxelles. Un campo e un pallone. Avevano lasciato un campo aperto sotto l'Atomium, due ragazzini belgi senza dire una parola, calciano il pallone verso di me. Io prendo la palla e la poggio sul dischetto del rigore, il ragazzo di circa dodici anni corre verso la porta, non mi ricordo quante volte abbiamo calciato quella palla ma ero completamente distrutto, abbiamo giocato per mezza giornata senza mai parlare. Avevamo in comune una passione che ci univa, io applaudivo per una sua parata e lui sorrideva ogni volta che prendeva goal. Eravamo quasi obbligati a giocare bene, per uno spettatore così importante come Atomium.
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